Paolo Bosi (1942) ha insegnato Scienza delle finanze nella Facoltà “M.Biagi” di Modena. È stato fondatore ed è tuttora membro del Capp - Centro di analisi delle politiche pubbliche. È socio fondatore e membro del Comitato scientifico dell’Associazione Prometeia.
ERE - C’è qualche elemento in particolare che secondo lei identifica la questione della crisi?
BOSI - L’analisi della crisi è ormai chiara e non vale quasi la pena di parlarne. Come, dove è nata, come si è sviluppata, il ruolo di una finanza senza freni, l’inadeguatezza dell’Europa, l’egoismo della Germania: questi sono punti consolidati. Ora ci troviamo in una fase di impasse e non vi sono motivi di sperare di sbloccare queste dinamiche. Sono pessimista, anche se non c’è mai stato un consenso così forte tra gli osservatori e gli studiosi sul fatto che l’Europa debba modificare la propria posizione (rispetto al Fiscal compact, al ruolo della Bce nel garantire la solvibilità dei debiti pubblici dei paesi dell’Unione monetaria). Sono però anche convinto che non abbia senso prendere in considerazione soluzioni al di fuori dall’Europa, anche se i costi arrecati dall’assenza di politiche europee stanno diventando insostenibili... [continua]
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