Editrice sicurezza sociale – Socialmente
Progetto per una rinnovata casa editrice
Ipotesi di denominazione della casa editrice: Editrice Socialmente *
Con l’acquisizione del marchio, del sito e del contratto di distribuzione e di promozione con PDE di cui era precedentemente titolare la casa editrice “SocialMente”, la “Editrice sicurezza sociale” intende dotarsi di una definizione progettuale dei principali aspetti della sua trasformazione. A tale scopo, si indicano qui di seguito e in forma sintetica:
L’auspicata adozione del progetto dovrà accompagnarsi a forme di ottimizzazione e di razionalizzazione dei costi industriali dell'attività editoriale (in particolare, impaginazione e stampa), rispetto alle quali è già stato svolto un lavoro preliminare di ricognizione, finalizzate a superare la frammentazione della filiera e a riportare gradualmente alla rinnovata casa editrice l’insieme delle attività di pubblicazione che, a vario titolo, fanno capo alle strutture sindacali.
Passo immediatamente successivo sarà la ripresa di contatto con il distributore PDE, che si dovrà occupare – in base al contratto acquisito dalle edizioni SocialMente – della diffusione e della promozione dei libri sul territorio nazionale, in modo da ristabilire e rafforzare il significato del suo impegno per la rinnovata casa editrice. L’obiettivo, e la conseguente modulazione dei tempi delle diverse fasi di realizzazione da definire, è di metterla in condizioni di piena operatività entro il 2011.
1 - Le ragioni di un progetto
La domanda da cui partire riguarda il significato, le ragioni e gli obiettivi di una casa editrice organicamente legata alla struttura sindacale della Cgil. Un progetto di questo tipo è alimentato da due motivazioni di fondo, ovviamente interconnesse e interdipendenti. La prima, probabilmente quella più immediatamente evidente, è una ragione di servizio. Il sindacato svolge un’ampia e diversificata attività di produzione di materiali – documentazione, formazione, ricerca, comunicazione, ecc. – volta a sostenere e a consolidare la propria azione ordinaria. Si tratta di una attività editoriale e pubblicistica già operante, ma rispetto alla quale il progetto di una casa editrice come quello qui presentato offrirebbe un decisivo contributo in termini, ad esempio, di (ri)organizzazione, sistematizzazione, realizzazione di economie di scala, qualificazione sul piano grafico, editoriale e comunicativo, offerta di un servizio di valore aggiunto in caso di commesse esterne.
Benché indispensabile, questa ragione di servizio non è, tuttavia, sufficiente. Perché un progetto editoriale acquisti una giustificazione davvero sostanziale, occorre spostare l’argomentazione su un terreno diverso e più complessivo. Detto in termini che possono sembrare ambiziosi – ma di questo effettivamente si tratta, e un progetto editoriale o è intrinsecamente ambizioso o non è –, il terreno è quello del confronto e dello scontro per la conquista della rappresentazione legittima del mondo sociale.
È, infatti, a partire da questa rappresentazione che si costituisce l’orizzonte di possibilità della trasformazione sociale in una determinata fase storica. Un terreno, dunque, in cui il lavoro dell’azione sindacale entra in contatto, intersecandolo, con quello del lavoro culturale e della battaglia delle idee, che a loro volta si combinano con la valenza politica di cui i primi due ambiti sono impregnati. In altri termini, la posta in gioco riguarda la capacità dell’organizzazione sindacale e dei diversi soggetti che con essa collaborano di contribuire attivamente alle dinamiche della sfera pubblica, se consideriamo quest’ultima uno spazio che precede la stessa azione politica (intesa qui in senso più stretto, come il momento della elaborazione di decisioni collettivamente vincolanti):
la sfera pubblica, e dunque il livello sul quale va valutato l’intervento di un progetto editoriale, è infatti lo spazio in cui si producono le capacità degli individui di partecipare alla vita pubblica, in cui si costituiscono e si esercitano le competenze di giudizio e di valutazione, in cui prendono forma l’orizzonte pubblico di esperienza e il “limite del possibile”. Un progetto editoriale di matrice sindacale, pertanto, acquista senso laddove, oltre a svolgere una azione di servizio per l'attività ordinaria del sindacato, incide sulla configurazione stessa del campo in cui quella attività si realizza, creando attenzione sui temi della giustizia sociale legati al lavoro, alla formazione, alla solidarietà nei confronti dei più deboli; rielaborando le categorie dell’analisi e della progettualità alla luce delle trasformazioni e del mutamento sociale, culturale e politico; riconnettendo problematiche dell’azione nel quotidiano e questioni di stampo storico e teorico di più largo respiro; riconferendo all’attività culturale la valenza civica e culturale che le spetta.
Una impostazione del rapporto tra azione sindacale, lavoro culturale e progettualità politica, dunque, che eviti ogni approccio paternalistico – “noi conosciamo la strada per la verità: mettetevi in ascolto e vi guideremo al successo” – ma che sia, piuttosto, innervata da una concezione induttiva e combinatoria del rapporto tra conoscenza e sapere (o meglio, conoscenze e saperi al plurale) e esperienza, tra lavoro di scavo critico sulle categorie, sui vocabolari e sui linguaggi e lavoro di ricognizione del mondo sociale, di misurazione del dato, di ascolto della realtà; una concezione che assume come proprio terreno elettivo di intervento quello della tensione tra “astrazioni reali” (concettualizzazioni, parole chiave, modelli di rappresentazione, etc. di tipo astratto, ma con effetti assai concreti sulla vita delle persone) e situazioni concrete e puntuali, comprensibili, però, solo nel rapporto con altre esperienze, apparentemente distanti e distinte ma che costituiscono manifestazioni specifiche di processi più complessivi e generali. Una impostazione, insomma, che risponda a una filosofia di “mutua educazione”, di interrogazione e di apprendimento reciproco tra soggetti, saperi ed esperienze diversi, ma tutti ugualmente orientati a obiettivi di democrazia, di giustizia sociale, di effettiva autodeterminazione degli individui e di uguaglianza.
Anche questo secondo terreno è già attualmente campo di lavoro di strutture interne all’organizzazione sindacale – l'Ires in primo luogo, ma non soltanto –. Tuttavia, è altrettanto evidente che la piena assunzione di un progetto editoriale come quello qui presentato andrebbe concepita come parte di una più complessiva direzione strategica di lavoro. Una strategia, cioè, tesa ad enfatizzare la valenza dell’azione culturale così intesa su più piani – verso l’interno e verso l’esterno – e in modo non meramente accessorio, bensì organico al lavoro sindacale anche più operativo. La casa editrice diventa allora lo spazio e la sede per:
Da un punto di vista organizzativo e produttivo, è evidente che si tratta di un progetto ispirato alle forme di editoria no profit, già presenti nel mondo editoriale e del quale, anzi, rappresentano spesso le punte qualitativamente più avanzate.
È, infatti, in una logica industriale di questo genere che diventa possibile sostenere determinati progetti editoriali, più rischiosi sul piano dell'immediata redditività economica ma, tuttavia, indispensabili per qualificare il progetto stesso, per renderne riconoscibile l’identità, per dilatarne il respiro su scala più ampia (la conquista di una autorevolezza culturale), attraverso prodotti di minore significato politico-culturale ma di più certo ritorno economico, combinando queste due tipologie di prodotto editoriale con altre che possono aspirare al pareggio tra costi e ricavi.
Il passaggio immediatamente successivo alla approvazione di tale cornice progettuale consiste nella costruzione di un gruppo di lavoro e di direzione del progetto stesso e nella delineazione delle collane in cui l’attività dovrà articolarsi.
2 - L’ambito tematico di intervento
I temi principali sui quali, nel suo sviluppo graduale, la casa editrice intende concentrare e qualificare le proprie attività, ricomprendendo anche i singoli spettri di intervento delle pubblicazioni già realizzate dalle due case editrici in precedenza, possono essere circoscritti nel modo seguente:
3 - Una ipotesi di articolazione in collane
In prima approssimazione, è possibile immaginare che l’attività editoriale futura venga organizzata (anche riorganizzando una parte dei cataloghi preesistenti) in base a un ordinamento dei volumi da produrre così articolato:
4. Struttura editoriale e sua relazione con gli organismi sociali
Le funzioni da prevedere per l’organizzazione dell’attività editoriale dovrebbero essere le seguenti: