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Intervista a Laura Pennacchi

Contro la crisi, un nuovo intervento pubblico

Laureata in Filosofia all’Università “La Sapienza” di Roma, Laura Pennacchi ha frequentato il corso di perfezionamento in “Sociologia e ricerca sociale” della Facoltà di Statistica della Università “La Sapienza” di Roma. Nel 1984 è stata visiting professor presso la “Georgetown University”. Parlamentare in diverse legislature, è stata sottosegretaria di Stato al Ministero del Tesoro. Coordina il Forum economia della Cgil nazionale, ed è direttrice della “Scuola per la buona politica” della Fondazione Basso. Ha scritto numerosi saggi e vari volumi, in particolare sui temi legati alle politiche pubbliche per il welfare.

 

ERE – Qual è la sua opinione sulla fase attuale della crisi e sulle sue conseguenze? In particolare, cosa pensa di quello che sta
succedendo in Europa?

PENNACCHI Siamo sempre in una situazione molto grave. Anzi, io considero che sia stato fatto un errore strategico da parte delle leadership internazionali, in particolare di quelle europee, nel non aver capito al manifestarsi della crisi, nel 2007/2008, che non si trattava di una normale crisi finanziaria, di quelle che accadono ogni sette, otto anni, ma piuttosto di una di quelle
che Rogoff, un grande economista contemporaneo, chiama great contractions, grandi contrazioni, che avvengono ogni settanta, ottanta anni. Osservando la realtà in cui siamo immersi, il richiamo al precedente degli anni venti, trenta, alla crisi del ’29 è ovviamente istantaneo.
Le leadership internazionali non hanno capito che si trattava di una crisi di questa portata. Oggi siamo nel quinto anno e quindi la sua stessa durata parla della sua gravità, della sua natura sistemica, del fatto che invade tutte le sfere e tutti i territori, perché è un fenomeno globale. Nel 2009 abbiamo avuto per la prima volta dal ’29 un decremento del Pil globale. La fase è contrassegnata anche dal fatto che l’epicentro della crisi in questo suo lungo durare si è spostato in Europa aggredendo i debiti sovrani, i debiti pubblici, e si è continuato a sbagliare da parte delle leadership, in particolare quelle europee, col duo Merkel-Sarkozy che per fortuna adesso è venuto meno, almeno come duo, con l’esito delle elezioni francesi. Le leadership europee di centro destra – non ci dimentichiamo che in Europa siamo stati governati prevalentemente da esecutivi di centro-destra – hanno dato una lettura e una diagnosi sbagliate della crisi, ritenendo che ci fossero questioni di finanza pubblica all’origine della rinnovata gravità del fenomeno in Europa. C’erano molti dati semplici e elementari che lo smentivano... [continua]

 

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