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Intervista a Susanna Camusso

Quale nuovo dialogo tra societÓ e politica

Susanna Camusso, iscritta alla facoltà di archeologia dell’Università Statale di Milano, incontra il sindacato durante le battaglie per il diritto allo studio e le rivendicazioni delle 150 ore. Nel 1980 entra nella segreteria milanese Fiom e nel ‘93 è nella segreteria nazionale della categoria. A fine ‘97 viene eletta segretaria generale della Flai lombarda e nel luglio 2001 è segretaria generale Cgil regionale. Nel 2008 il passaggio nella segreteria confederale Cgil nazionale. Dopo il congresso nazionale (maggio 2010), Susanna Camusso diventa vice segretaria generale e il 3 novembre è la prima donna leader nazionale Cgil.

 

ERE – Qual’è la sua opinione sulla fase attuale della crisi europea?

CAMUSSO L’Europa è sull’orlo della stagnazione e della recessione perché non riesce o non vuole darsi politiche di crescita del reddito e del lavoro. Il Pil è quasi ovunque immobile, in alcuni casi decresce. L’occupazione, come ovvio, segue le stesse dinamiche in maniera accentuata. L’unica situazione positiva sembra essere quella della Germania. Ma essendo quella tedesca un’economia molto orientata alle esportazioni è difficile immaginare anche in Germania una crescita stabile e continuativa in presenza di una dinamica depressiva della domanda degli altri paesi europei.
È lontana quell’Europa che a Lisbona aveva individuato nel lavoro ricco di conoscenze la sua risorsa strategica per essere competitiva di fronte alla crescita quantitativa di altre aree di un mondo ormai globalizzato. Ora siamo concentrati esclusivamente e un po’ ossessivamente sull’equilibrio dei conti pubblici di ciascuno stato, come se da un maggiore equilibrio di bilancio, pur necessario, scaturissero automaticamente floridità e benessere. La verità è ben altra. La stiamo vedendo duramente all’opera in Grecia, in Portogallo, in Spagna, in Irlanda, speriamo non in Italia. La verità è che l’austerità accrescitiva non funziona nemmeno in un singolo paese, figuriamoci a livello di Unione Europea.
Per essere più precisi, l’economia europea e il nostro apparato industriale hanno cominciato a declinare ben prima dell’impatto della crisi finanziaria del 2008 e questo declino (la bassa produttività, la bassa innovazione, la scarsa capacità esportativa), non è stato contrastato da nessuna politica economica europea degna di questo nome. L’Europa si poneva obbiettivi strategici per la competitività delle proprie economie e non riusciva nemmeno
a tenere le posizioni acquisite... [continua]

 

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