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Intervista a Antonella Picchio

Le vite e i corpi nell'economia

Antonella Picchio insegna Storia del pensiero economico presso la Facoltà di Economia Marco Biagi dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Si occupa di teoria dei salari negli economisti classici, di bilanci di genere in approccio sviluppo umano. È nota a livello internazionale per i suoi studi su riproduzione sociale e lavoro non pagato. Ha studiato in varie università in Inghilterra e Stati uniti e ha preso un Ph.D presso l’università di Cambridge, UK. È militante nel movimento femminista dall’inizio degli anni Settanta.

 

ERE - Qual è il suo punto di vista di economista femminista sulla crisi attuale e le sue conseguenze?

PICCHIO Cominciamo dagli aggettivi con i quali definirei la crisi in corso: epocale, disastrosa, drammatica. Non so come andrà a finire, questo lo dico, pur essendo generalmente ottimista, da quando è cominciata, e lo dico da storica del pensiero economico, perché è una delle crisi ricorrenti nella storia del capitalismo. La crisi è arrivata ad un punto in cui più nessuno riesce a controllarla e le grandi istituzioni internazionali sono spaventate. La bolla speculativa che ha scatenato la crisi finanziaria ha dimensioni mai viste nella storia perché si è lasciato fare agli speculatori, per le interdipendenze globali e per le moderne tecnologie informatiche. La bolla è arrivata, si dice, a venti volte il Pil mondiale e ciò significa che non esiste nessuno, istituzione o banca centrale, Banca Europea o Federal Reserve, che possa soddisfare o contenere l’ingordigia degli speculatori, che non sono altro che giocatori d’azzardo: mercanti totalmente irresponsabili. Le regole devono essere imposte a livello politico e nessuno sembra averne la volontà e la forza.
Si specula direttamente sui rischi del vivere, scaricati sempre più sugli individui e sulle famiglie dato lo smantellamento dei sistemi pubblici di welfare. I processi di vita reali di donne e uomini in carne ed ossa e la loro collocazione nella visione del sistema economico, a livello macro e micro, sono il centro dell’analisi economica femminista... [continua]

 

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