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Intervista a Matilde Callari Galli

Identitá e territorio: alla ricerca di nuovi equilibri

Matilde Callari Galli ha insegnato Antropologia Culturale presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna fino al 2009. È stata senatrice dal 1987 al 1992. È socia dell’Associazione Italiana per le Scienze Etno-Antropologiche. Suoi campi di ricerca privilegiati sono stati i rapporti tra cultura e educazione e le differenze culturali nella città contemporanea. Attualmente coordina due gruppi di ricerca, sui temi del vivere urbano nel contesto bolognese e sulle nuove forme di povertà, sia a Bologna che a scala nazionale.

 

ERE - Quali sono gli aspetti del modello di sviluppo dell’Emilia-Romagna che ritiene più rilevanti, sia in prospettiva storica, sia in relazione alla situazione attuale?

Callari Galli - È difficile rispondere anche perché in questo momento mi sembra che per molteplici ragioni si debba parlare più di stagnazione che di sviluppo. L’Emilia-Romagna è una regione italiana ed europea, e risente della crisi che ha investito tali contesti territoriali; per lungo tempo sotto molti aspetti è stata considerata un modello innovativo ma oggi elaborare modelli e porsi come un modello da imitare è molto difficile.
Per quanto riguarda il termine “sviluppo”, dovremmo accordarci su cosa intendiamo. Se si considera il termine “sviluppo” nell’accezione di “cambiamento” sono d’accordo a prendere in considerazione l’argomento, se invece ci si riferisce - come molto spesso avviene nelle scienze sociali - ad un progressivo aumento di determinati elementi, di natura soprattutto economica, non sono più d’accordo. A mio avviso ci sono stati profondi cambiamenti (del resto annunciati da tempo) che hanno modificato l’idea dello sviluppo considerato come un accumulo continuo, un aumento di beni e di risorse che avanza mantenendo lo stesso orientamento nel tempo. Credo che siamo tutti d’accordo nel constatare una frammentazione, che riguarda tutti gli aspetti della nostra vita sia sociale che economica. Faccio riferimento ai molti studi dedicati all’irruzione sulla scena mondiale dei processi di globalizzazione. Voglio subito puntualizzare che non condivido la tendenza a considerarli fenomeni del tutto nuovi. L’Occidente ha vissuto fenomeni analoghi molte volte nella sua storia: basti pensare alla Chiesa cattolica e al ruolo che ha avuto nel Rinascimento, quando la Chiesa si poneva come un sistema globale, di comunicazione, di diffusione e di controllo... [continua]

 

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