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Intervista a Umberto Romagnoli

Il diritto del lavoro, tra visione strumentale e nuove frontiere

Umberto Romagnoli fino al 2009 ha insegnato Diritto del lavoro nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna. Dal 1978 al 1984 ha presieduto la medesima Facoltà e, nel triennio successivo, ha fatto parte del Consiglio di amministrazione dell’Ateneo in qualità di rappresentante del Comune di Bologna. Dal 1990 al 1996 ha fatto parte dell’Autorità indipendente istituita per l’attuazione della legge (146/1990) in materia di sciopero nei servizi pubblici essenziali. Ha fondato, nel 1987, e dirige la rivista “Lavoro e diritto” (Mulino).

 

ERE - Quali sono gli aspetti del modello di sviluppo dell’Emilia-Romagna che ritiene più rilevanti, sia in prospettiva storica, che in relazione alla situazione attuale?

Romagnoli - Le caratteristiche del modello di sviluppo emiliano sono note nel mondo, si può dire, perché nel secondo dopoguerra la regione, e in particolare Bologna, è stata al centro dell’interesse di forze politiche e di molti intellettuali, anche stranieri. In larga misura però il modello ha esaurito il suo ruolo di guida, o meglio di simbolo, di un processo di innovazione politicoistituzionale meritevole di attenzione. L’ha esaurito non tanto perché, usando una vecchia formula, la sua spinta propulsiva si è afflosciata, quanto piuttosto perché la sinistra di governo locale non è più egemone e soprattutto perché ormai lo scenario col quale bisogna confrontarsi, e all’interno del quale bisogna collocare la nostra esperienza regionale, si è dilatato a livello planetario. Perciò, mentre prima credevamo che il nostro fosse un luogo di anticipazione privilegiato, adesso siamo uno dei tanti con i quali dobbiamo confrontarci, con più umiltà. C’è stata anche spocchia in passato, da parte della forza politica che si entusiasmava per ciò che stava facendo e gli esiti che stava ottenendo. Esiti che curiosamente erano, per taluni aspetti, in contraddizione più o meno stridente con la linea di alternativa di sistema elaborata e portata avanti dal partito. In ogni caso, qui lo stesso partito ha acquisito il merito storico di salvaguardare Bologna dalla speculazione edilizia, dalla cementificazione selvaggia e così via. Si pensi per esempio all’estensione dei servizi sociali e al decentramento dei quartieri che è stato un’esperienza d’avanguardia, di ispirazione dossettiana, ma prontamente recepita e metabolizzata da un uomo politico di straordinaria statura come era Dozza. Tutto questo non significa che oggi siamo meno bravi. Significa piuttosto che con l’aprirsi dello scenario mondiale scopriamo di avere tanto da imparare, non solo da insegnare... [continua]

 

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