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Intervista a Mimmo Carrieri

Il sindacato tra crisi dei partiti e declino della concertazione

Mimmo Carrieri insegna Sociologia economica presso “La Sapienza”, Università di Roma. Studioso del sindacato e delle relazioni industriali ha al suo attivo diversi studi e ricerche. Fra le sue pubblicazioni più recenti si ricordano I sindacati (Il Mulino, 2012) e Verso nuove relazioni industriali (con T. Treu, Il Mulino, 2013).


ERE - Il primo grande argomento sul quale vorremmo interrogarla è il rapporto tra sindacato e politica. Il riassetto del sistema istituzionale e del sistema politico in che misura possono influire sulla vita di un sindacato confederale?

 

Carrieri - Parlando del rapporto tra sindacato e politica, distinguerei due aspetti: uno e il rapporto tra sindacato e istituzioni e l’altro è quello, classico e tradizionale, tra sindacato e partiti. Fino a non molto tempo fa si dava per scontato che le due dimensioni fossero fortemente intrecciate e correlate, ma gli ultimi vent’anni hanno dimostrato il contrario. Il mutamento è stato particolarmente evidente in Italia, anche se non esclusivo del nostro paese. Mentre il rapporto con la politica e le istituzioni rimane un rapporto necessario per i sindacati, quello con i partiti – che sono generalmente poco legittimati e in difficoltà – è molto meno sentito e scontato.

Il rapporto con le istituzioni è stato per lungo tempo alimentato dagli accordi di concertazione, intesi come strumento per rendere più forte l’influenza del sindacato intorno alle politiche pubbliche. Nonostante negli anni Duemila ci sia stata una evoluzione negativa da questo punto di vista, con una netta rarefazione degli esempi di concertazione (l’ultimo caso limite è stato fornito dal governo tecnico di Monti, che ha esplicitamente detto di non voler confrontarsi con i sindacati), tuttavia non sono mancati momenti di intersecazione e di collegamento tra le organizzazioni sindacali e i poteri pubblici. Se da una parte è diventato più difficile l’accesso dei sindacati alla definizione di politiche di carattere generale (provvedimenti di legge e regolativi), dall’altra è rimasta in piedi – anche per via della lunga permanenza al governo della destra – un’altra modalità di relazione, secondo la quale il sindacato ha accesso alle istituzioni per difendere se stesso come organizzazione: per riprodursi, avere mezzi finanziari, ecc. [continua]

 

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