Scarica

Tutti i numeri della rivista dedicata al rapporto tra lavoro, territorio e cultura sono scaricabili.

Intervista a Goffredo Fofi

Cultura, pensiero e critica

Goffredo Fofi (Gubbio 1937), saggista e critico della società, dirige a Roma la rivista mensile “Lo Straniero”. Tra i suoi libri più recenti: Zone grigie. Conformismo e viltà nell'Italia d'oggi (Donzelli, 2011) e La vocazione minoritaria (Laterza, 2009).


ERE - A partire dal suo osservatorio, particolarmente attento alla dimensione culturale, quali sono le trasformazioni principali che intravede nella società italiana?

FOFI - Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta è avvenuto nel mondo un processo di mutazione enorme. Il postmoderno non è solo un fenomeno letterario americano, ma un’era nuova nella storia del genere umano, di cui riusciamo molto vagamente a cogliere i dati di fondo. La crisi che viviamo ha aiutato a metterli a fuoco solo in parte. Una economia completamente diversa che in passato ha portato al disastro. Non è più al centro la produzione, ma il capitale finanziario puro e semplice. La cosiddetta globalizzazione. Sono cambiati i modi di produzione, se si possono ancora chiamare “modi di produzione”. Cambia anche la mentalità delle persone, soprattutto delle generazioni più giovani, in rapporto alle cose che vengono loro offerte da questa società. Il postmoderno ha messo al centro il digitale e il digitale è la sfida sulla quale si giocherà in gran parte il nostro futuro. È uno strumento di potere e di controllo immenso; sì, certo, permette a tutti di esprimersi, ma rimane uno strumento inventato dal capitale, ad uso del capitale. 

Uno degli effetti perversi della fine delle utopie, della fine dei movimenti rivoluzionari, della fine dei movimenti anticolonialisti – insomma tutto quello che è successo nel mondo con la fine degli anni Settanta – è stata la vittoria di quello che Christopher Lasch, sociologo e storico statunitense, ha definito il “narcisismo di massa”. Segnalo a questo proposito anche il libro di Tom Wolfe, Il decennio dell’io, pubblicato da Castelvecchi, che mi ha fatto ridere fino alle lacrime. È la descrizione della mutazione “da militanti in narcisi”, attraverso vari passaggi, anche di straordinaria importanza, come il femminismo e la liberazione sessuale, ma che hanno portato a quella cultura del narcisismo e a quell’individualismo esasperato che Lasch ha descritto in maniera geniale, già alla fine degli anni Settanta, quando molti di noi si gingillavano ancora con Marx, Lenin e Mao Tse-tung... [continua]


Puoi continuare la lettura dell'intervista
oppure

Fotogallery

zoom

 » Intervista a Goffredo Fofi



« Continua lo Shopping
Vai al carrello »

L'articolo nel carrello