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"LA TRAGICA REALTA’ DELLA FINANZA RIVELATA DAL CINEMA", di Vittorio Boarini

Recensione del film "La grande scommessa" (regia di Adam McKay)

Caratteristiche

Caratteristiche

La grande scommessa è il film del 2015 che rivela, meglio di ogni altro finora, la tragica realtà della finanza americana, cioè mondiale, dato che Wall Street è il centro del mondo occidentale e che la crisi scoppiata nel 2008 si è diffusa a macchia d’olio ovunque. Tratto da un testo di Michael Lewis, The Big Short, titolo originale della pellicola, che si potrebbe anche tradurre “La grande speculazione al ribasso”, è un film drammatico narrato efficacemente nello stile della commedia, genere in cui il regista Adam McKay eccelle, che si avvale di un cast straordinario, ha avuto cinque Nominations agli Oscar ed è stato dichiarato miglior film dell’anno dalla PGA, l’associazione dei produttori americani.

Qual è la grande scommessa? Quella che Michael Barry (il bravissimo Christian Bale), un operatore finanziario stravagante, fa contro il mercato immobiliare nel 2005, cioè nel momento della sua espansione più ampia e apparentemente duratura. Egli ha scoperto, analizzando con tenace acribia i dati disponibili, che quel mercato era in realtà fondato su prestiti a forte rischio (le banche concedevano mutui per l’acquisto di case senza chiedere troppe garanzie) e sarebbe crollato di lì a poco. Crea, quindi, un mercato di azioni che acquistano tanto più valore quanto più si registrano inadempienze nella restituzione dei crediti ottenuti. Le banche favoriscono l’operazione ritenendo che Barry sia un pazzo desideroso di sperperare denaro e così inizia un processo, raccontato con straordinaria vivacità attraverso un linguaggio spregiudicatamente disinvolto (esemplare il colloquio con una spogliarellista che ha comperato con mutui cinque villette e una multiproprietà), che frutterà al supposto pazzo un guadagno del 489 per cento quando la bolla finanziaria scoppierà.

Intanto, l’investitore Jared Vennett (Ryan Gasling), ancora molto disturbato psichicamente per il recente suicidio del fratello, viene a conoscenza della vicenda e, convintosi che Barry ha ragione, decide con un socio di entrare in un’analoga operazione finanziaria. I due soci scoprono che il crollo del mercato non è solo imminente, ma sarà aggravato dalla vendita da parte delle banche dei CDO (obbligazioni di debito “collateralizzate”), cioè pacchetti finanziari taroccati con la complicità delle agenzie di rating, che concedono la tripla A a della merda, come si dice nel film, per reggere la concorrenza con le agenzie rivali. Si tratta proprio di quelle agenzie, si cita espressamente la più nota di tutte, la Standard and Poor’s, che danno i voti alle economie degli Stati, che hanno contribuito a rovinare la Grecia declassandola, che sono ascoltate come oracoli dai media internazionali e che, nella cruda realtà, tengono il sacco agli speculatori più spregiudicati avallando le loro operazioni truffaldine. A proposito dei CDO, viene intervistato un famoso chef, il quale spiega, con molto humor, ed esemplifica coi fatti, come il pesce che il ristorante non è riuscito a smerciare non viene certo buttato, ma, opportunamente spezzettato, utilizzato per la costosa zuppa di pesce da servire ai clienti nei giorni successivi.

Anche due giovani, rampanti ma inesperti, vengono a conoscenza di quanto sta accadendo e, con l’aiuto di Ben Rickert, un eccentrico banchiere in pensione (Brad Pitt nella sua forma migliore) entrano nell’affare con grande entusiasmo, che certo non si attenua quando Rickert fa loro presente come il crollo economico sul quale speculano causerà la rovina di milioni di americani, gettando sul lastrico tante famiglie (d’altra parte, alla fine, i rampanti guadagneranno ottanta milioni di dollari).

Il film si conclude raccontando che cosa hanno fatto, dopo avere vinto la scommessa, i protagonisti di questa storia realmente accaduta, ma, soprattutto, precisa, se ce ne fosse bisogno, che in pratica nessun banchiere ha pagato per le ribalderie commesse e che i CDO seguitano a essere venduti sotto nomi diversi. Inoltre, apprendiamo dalla narrazione, tutti sapevano, da un certo momento in avanti, che cosa stava succedendo, compreso il governo federale, ma nessuno ha mosso un dito per impedire il disastro, sicuramente funzionale –aggiungo io- all’attuale fase neoliberista del capitalismo, dove la banca ha sostituito la fabbrica (nel film si dice) al centro del sistema. Infatti, mentre le fabbriche continuano a chiudere (o ridimensionarsi o trasferirsi altrove) gettando nello sconforto migliaia di lavoratori, le banche vengono comunque salvate, anche se agiscono come associazioni a delinquere.

 


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